Se vi chiedessero quali sono i 10 luoghi al mondo che vorreste assolutamente visitare cosa rispondereste?

Io alcuni posti della mia personale “bucketlist”, così la chiamano i veri travelblogger, sono già riuscita a vederli ma non avrei mai immaginato di inserire, in questa lista il Salar de Uyuni in Bolivia.

Isla Incahuasi

Bandiere nell’hotel di sale

 

 

 

 

 

 

 

Originariamente, quando Daniele ed io abbiamo iniziato a programmare il nostro viaggio, l’idea era di prendere  un aereo da La Paz direttamente per Santiago del Cile saltando completamente la Bolivia. Fortunatamente i consigli di alcuni amici ci hanno fatto cambiare idea ed alla fine abbiamo deciso di fermarci per una tappa in uno dei luoghi più incredibili al mondo, il Salar de Uyuni, il deserto di sale più grande della terra.

La prima cosa che ho fatto quando mio marito mi ha proposto di attraversare il deserto di sale con un fuori strada è stata quella di digitare velocemente sulla tastiera del pc “Salar de Uyuni”. Sono stata allora colpita dalle immagini di una distesa bianca infinita che contrasta con il cielo azzurrissimo, foto di viaggiatori sorridenti che sperimentano prospettive insolite e l’immagine dal satellite di una distesa di sale di oltre 10.000 km2 eredità di un primordiale mare salato interno al sud America.

Confesso che poi ho iniziato a leggere le numerose recensioni dei viaggiatori che già erano stati in questo posto fuori dal mondo. E’ da qui che la mia ansia di mamma italiana è iniziata a salire, perché per andare da Uyuni fino a San Pedro de Atacama, in Cile, l’unico mezzo è affidarsi ad un tour che in due o tre giorni attraversa il deserto di una delle aree più remote della Bolivia.

La prima preoccupazione è stata per i bambini. Mi sono chiesta se quest’esperienza non sarebbe stata troppo difficile, per le ore da trascorrere in macchina, per l’altitudine, per il freddo e per il fatto che le strutture in cui avremmo dormito sarebbero state poco più che rifugi.

Alla fine una volta arrivati ad Uyuni abbiamo iniziato a girare per agenzie, tutte propongono lo stesso pacchetto, ma capire quali siano affidabili non è semplice. Grazie ad un incontro fortuito con un’altra coppia di italiani abbiamo conosciuto l’agenzia Sol y Andino Expediciones che ci è parsa seria ed affidabile, qualità indispensabili per la mia tranquillità e la sicurezza dei bambini.

Abbiamo scelto il tour di tre giorni e due notti, con la possibilità di visitare il primo giorno il Salar con il suo museo del Hotel di Sal, la bellissima isola di Incahuasi, un’oasi di terra e cactus in mezzo ad un mare di sale bianco, per poi ammirare il tramonto nel mezzo del deserto. Il secondo giorno, seguendo una pista che correva affianco ad una remota ferrovia, ci siamo spinti fino al confine con il Cile per ammirare il vulcano Ollague e la sua fumarola sempre attiva ed abbiamo continuato fino ad una serie di lagune dove abbiamo potuto ammirare i bellissimi fenicotteri andini. Per noi abituati a vedere questi splendidi uccelli nelle calde acque delle lagune del Mediterraneo è stata una sorpresa trovarli ad oltre 4000 metri in acque gelide. Dopo una breve pausa pranzo siamo risaliti sul nostro fuoristrada  per attraversare il deserto Siloli e poter ammirare il famoso Arbol de Piedra, una formazione di pietra a forma di albero frutto dell’erosione del vento sulla roccia.

La “Laguna Colorada” all’interno della Riserva Nazionale di Fauna Andina Eduardo Avaroa, è stata l’ultima tappa della giornata, prima di arrivare al Refugio Laguna Colorada, dove abbiamo passato una notte al fresco, con circa 8-10° in camera, ma grazie a sacchi a pelo e maglie termiche, abbiamo resistito senza troppi patemi.

Al mattino del terzo ed ultimo giorno la sveglia è suonata molto presto. Ore 5.00. Con un poco di fatica siamo riusciti ad uscire dai nostri letti, e dopo una buona tazza di caffè caldo siamo ripartiti con destinazione Gayser de Sol de Manana a 4850metri. Arrivare ai Gayser è stata un’avventura, a causa delle abbondanti nevicate la strada, che di per sé è già una pista di sabbia, era impraticabile e la nostra guida ha seguito piste secondarie, regalandoci emozioni di cui forse avrei fatto volentieri a meno.

Sarà stato l’orario della sveglia, la pista con il fuoristrada cercata nella neve o forse il freddo ma i gayser non sono stati proprio l’attrazione che mi ha colpito di più.

Per riprendersi del freddo intenso ad una mezz’ora dai gayser si trovano le piscine termali di Aguas Calientes dove sia mio marito sia i bambini si sono ristorati in queste acque calde. Ammetto di essere stata troppo freddolosa per spogliarmi e tuffarmi.

Eravamo alla fine del viaggio, sulla strada verso il confine tra Bolivia e Cile abbiamo avuto ancora la possibilità di ammirare la laguna verde e la laguna bianca ai piedi del vulcano Licancabur, ma ormai eravamo in dogana, la nostra avventura era finita.

Dopo aver esplicato le formalità doganali, abbiamo incontrato il transfer per San Pedro de Atacama organizzato dalla nostra agenzia e abbiamo salutato Michael il nostro driver. Grazie a lui il nostro tour è stato bellissimo e la sua capacità alla guida mi ha dato tutta la serenità per affrontare questa avventura in un luogo così remoto.

Un grande complimento devo farlo ai miei bambini che sono stati bravissimi, non si sono lamentati ed hanno affrontato freddo e sveglie ancor prima dell’alba senza troppi problemi. Ora siamo pronti per nuove avventure.