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AUSTRALIA: KAKADU NATIONAL PARK
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Ansia pre-partenza

Mai vista la casa così spaziosa. Tolti i libri, i quadri e le foto, rimangono solo i muri bianchi ed i mobili vuoti.

Ci siamo quasi, poco più di 48 ore e la nostra grande avventura comincerà per davvero. E’ iniziato tutto un anno fa, un’idea un po’ pazza e complice un week end a Londra, abbiamo fatto un salto da un’agenzia specializzata e da quel primo itinerario tutto inventato, ora abbiamo impacchettato tutto e siamo pronti per partire.

Laura in camera sta facendo una delle sue magie, ha piegato la fisica al suo volere, e sta riuscendo a mettere 15 t-shirt, 7 camicette, 4 pantaloni e 2 giacche in 5 centimetri cubici. Lei dice che è tutto merito delle sacche da viaggio che ti aiutano a comprimere i vestiti. Sarà… la mia preoccupazione è ora il peso di questa magia, già mi immagino lo stiramento del bicipite a cercare di recuperare la valigia dal tapis roulant che mica rallenta, né ti aspetta.

I bambini hanno trascorso qualche giorni con i nonni, in maniera democratica prima con i nonni paterni e poi con quelli materni, che qua si gestiscono queste politiche famigliari che neanche all’Assemblea Generale dell’Onu, figurarsi poi avvicinandosi la partenza, tutto è dosato per limitare le crisi diplomatiche, che altrimenti i suddetti nonni fanno partire le artigliere dei sensi di colpa, e finisce che ti senti come un bruto che manderà i propri figli a lavorare nelle miniera di salgemma.

Ed io, che dopo aver inscatolato gli ultimi dieci anni di vita e averli riposti in box, mi trovo a scrivere queste righe per condividere, che sì un po’ di ansia inizia a montare per davvero. Facile fare lo splendido, sbandierare sorrisi di circostanza ed una sicumera da politico navigato, qui il timore monta, sottile, sottile ma intanto si insinua e ti costringe e chiederti se è davvero la migliore idea che hai mai avuto.
Intendiamoci, indietro non si torna, nessuno si aspetti che venerdì noi non si salga su quel volo per Londra e poi verso il Sud America. Soltanto che qualche domanda te la devi pur fare, dopotutto molliamo tutto, e per un anno saremo solo noi quattro, senza mai aver un posto da chiamare casa…

Con le ultime cose da chiudere queste righe sono rimaste sospese fin dopo la partenza, mi ritrovo ora a rileggerle mentre siamo in volo verso gli Stati Uniti, con le prime ventiquattro ore della nostra avventura che sono ormai già dietro di noi e la sensazione che abbiamo incominciato qualcosa di un po’ complicato ma meraviglioso.
Vedremo cosa ci aspetterà nei giorni.

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La goccia che scava la montagnaIn evidenza

A casa nostra funziona sempre il proverbio “la goccia che scava la montagna”.
Le richieste dei bambini sono gocce che prima o poi scavano una falla nella diga delle tue affermazioni categoriche.
Così come prima o poi la richiesta ripetuta e gentile di sistemare il box, prima o poi ti porta a sistemare il box anche se ti eri ripromesso che non sarebbe mai avvenuto e Laura avrebbe potuto chiedertelo per sempre.

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