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Galleggiando sul lago

Arriviamo a Puno con l’autobus da Cusco di notte.

In realtà non è proprio notte, sono le quattro di pomeriggio, ma la pioggia e pure un po’ di nevischio rendono il pomeriggio, scuro e plumbeo come se fossero le nove di sera. 

Tommaso tutto orgoglioso davanti al nostro autobus un po’ innevato.

Fuori dal terminal dei bus ci sono 7-8 gradi, fa freddo e nessuno ci crede che questa dovrebbe essere la stagione secca.

Questa volta ho paura di aver fatto il passo più lungo della gamba, non ho prenotato né un hotel, né un ostello, ho scelto qualcosa di diverso, perché la nostra idea del viaggio è anche provare ad uscire dalla nostra zona di confort. In questo Airbnb aiuta, propone sempre anche delle soluzioni fuori dal comune, ma forse prenotando su un’isola galleggiante con questo tempo, non sono uscito dalla zona di confort, ho proprio sconfinato.

Appena incontro Felix il nostro host, lo prendo da una parte e nel mio spagnolo arrabattato gli parlo in maniera secca, ho un po’ di dubbi sulla mia scelta, gli chiedo se è sicuro, se il lago per via del tempo non è ingrossato e pericoloso, se insomma, i bambini staranno bene.

Ha capito perfettamente, mi sorride, e mi dice che ha un bimbo della stessa età di Tommy, non mi devo preoccupare.

Questioni di sicurezza superate; meglio così, andiamo tutti e cinque (noi quattro e Felix) al porto di Puno, dove a causa del maltempo non si muove una barca, e dopo un paio di minuti stiamo già navigando verso le isole galleggianti. È mezz’ora di viaggio ma sembra di entrare in un altro mondo, si passa tra canneti sempre più fitti, che mi ricordano il delta del Po e di quelle volte che sono andato ad “esplorarlo” con mio padre. Ad un certo punto finiscono i canneti ed il lago è calmissimo, una tavola, entriamo in un ampio canale e a perdita d’occhio, sia a destra, sia a sinistra ecco le isole galleggianti della comunità Uros.

Le isole Uros e le loro tipiche imbarcazioni.

Felix ci spiega che in tutto gli Uros sono 2500 e abitano su 95 isole, sono nuclei famigliari ampli che condividono ogni singola isola e ne fanno una manutenzione comune.

Fratelli, zie e cugini stanno tutti assieme, fino a quando qualcuno non si stanca, prende la sega e si stacca il suo pezzo di isola, e si sposta dove più gli piace e inizia ad ampliare la propria isoletta utilizzando nuovi strati di “totora”, la canna che per questo persone è la fonte di sostentamento, cibo, materiale da costruzione e mille altre cose.

In pochi minuti arriviamo all’isola di Felix e dalla sua famiglia, da poco più di un anno, hanno realizzato sei alloggi (di totora) per ospitare fino ad una quindicina di persone. Al lodge Sol y Luna quando arriviamo è ormai sceso il buio, la sensazione di camminare sulle canne di totora è strana, un po’ si affonda e un po’ si saltella, si intravede poco dell’isola (non saranno più di 600 metri quadrati), andiamo subito nella sala comune a prendere un mate caldo e qualche biscotto. Nella sala si arriva a fatica a 12°, fuori fa più freddo, se Laura è preoccupata non lo dà a vedere. La nostra camera è una delle capanne più grandi, dopotutto siamo in quattro, e secondo me è anche una delle meglio allestite, Felix quando ha capito che saremmo arrivati con due bambini ha cercato di alloggiarci al meglio.

Si mangia presto. Marisol la moglie di Felix e sua madre, cucinano in una capanna dedicata, l’unica in cui c’è un fuoco, su un’isola fatta di canne basta poco per avere un incendio. Mangiamo in maniera molto semplice ma ottima, con un bel brodo ci riscaldiamo e alle 8 siamo pronti per andare a dormire. Prima di coricarci ci danno quattro bottiglie piene di acqua bollente, saranno benedette per tutta la notte, le infiliamo nelle coperte e stiamo al caldo. La notte al freddo che tanto ci preoccupava è superata in un attimo.

Al mattino, con il sole, è tutta un’altra cosa. È bellissimo, siamo in mezzo al lago da una parte il canale con le altre isole, dall’altra un canneto che si spande a perdita d’occhio, dove gli Uros vanno a cacciare le anatre e a raccogliere la totora. E al tempo degli spagnoli, si spostavano all’interno e così si nascondevano. È un posto strano, è difficile pensare che 2500 persone vivano su queste isole, però invece Felix e la sua famiglia ci spiegano che sono una comunità vera, con la scuola, l’asilo e la chiesa. Ovviamente tutte galleggianti, il piccolo Axel, il figlio di Felix va all’asilo in barca e gioca con gli altri bambini su una piattaforma. Con Tommaso e Martina, Axel lega subito e quando ce ne andremo saranno abbracci e scambi di macchine, anche se vive su un’isola Axel preferisce le macchinine.

L’escursione all’isola di Taquile è un parantesi, a me, a noi, quello che interessa è stare con Felix e la sua famiglia sull’isola. Anche perché ci ha promesso di andare assieme a raccogliere le reti da pesca. Felix ci spiega che ha due reti, una piccola, che è quella che andremo a recuperare che viene utilizzata all’interno del canale, ed una più grande, di quasi un chilometro che viene utilizzato all’interno del bacino maggiore del lago. Arriviamo alla boa e siamo tutti un po’ eccitati, in realtà tutta l’operazione dura pochi minuti, abbiamo recuperato 5 pesci, per gli Uros una buona pesca, a me non sembra, una trota e quattro pescetti piccolini. Scopriamo così che nel Titicaca ci sono molti pesci, comprese le trote introdotte negli anni quaranta, ma restano sempre molto piccoli, quindi per raccogliere molto ci vuole molto lavoro.

Ecco questa è la sintesi della vita degli Uros e dalla loro scelta di vivere in un ambiente così particolare, ci vuole sempre molto lavoro per tutto. L’isola ha bisogno di una manutenzione quotidiana, nuovi strati di Totora devono essere posti ogni giorno, bisogna controllare le ancore che tengono ferma l’isola, altrimenti ci si trova in mezzo al lago, per raccogliere la rete grande ci si sveglia alle 5, e poi si deve barattare il pesce con tutto quello che serve alla vita famigliare, dalla frutta alle attrezzature per sistemare i pannelli solari che danno la luce elettrica a tutto questo microcosmo.

Passiamo qui due giorni, i dubbi e le preoccupazioni sono scomparsi, ci portiamo a casa un’esperienza straordinaria, fuori dal comune. Molti dicono che sia una cosa un po’ da turisti, forse in altri casi può essere vero, però per noi stare insieme a Felix, Marisol, Axel e il resto della famiglia è stata una cosa vera e quell’isola è stata per noi una vera casa.

Se anche tu vuoi conoscere meglio Felix e la sua famiglia puoi seguire il seguente link

https://abnb.me/GFajaFCb0O

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Galapagos low cost

Una volta nella vita un viaggio alle Galapagos è nella “bucket list” di molte persone. In questo arcipelago di isole vulcaniche a oltre 1000 chilometri dal sud America, la flora e soprattutto la fauna hanno trovato un paradiso terreste in cui svilupparsi, prosperarsi ed evolvere ognuna su una propria linea, come ebbe ad osservare Charles Darwin.

Il problema è che queste isole sono lontane da quasi tutto, soprattutto dall’Europa ed un soggiorno anche di pochi giorni può arrivare a costare molto… o forse no.

Noi quattro ci abbiamo provato a visitare le Galapagos a modo nostro, cioè in famiglia, cercando una casetta come base delle nostre esplorazioni e scegliendo visite in grado di soddisfare tutti e quattro, senza però spendere una fortuna.

 

Ci siamo riusciti? Lasciamo giudicare a voi, gli amici del Touring Club Italiano ci hanno chiesto di raccontare alcune delle nostre avventure, e la prima tappa sono state le Galapagos, ecco il nostro racconto.

https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/galapagos-in-famiglia-cosa-vedere-come-risparmiare/immagine/8

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MIAMI SEAQUARIUM

Sicuramente attività da fare in una città enorme come Miami non mancano, ma quando si hanno due bambini appassionati del mare e dei suoi abitanti come i nostri Tommaso e Martina una visita al Seaquarium diventa d’obbligo.

Il Miami Seaquarium è una via di mezzo tra parco acquatico e acquario scientifico, noi vi abbiamo passato una bellissima giornata e l’abbiamo raccontata sul blog di Musement sperando che la nostra esperienza vi aiuti a decidere cosa fare quando sarete a Miami.

https://blog.musement.com/it/all-acquario-di-miami-con-la-famiglia/

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Ansia pre-partenza

Mai vista la casa così spaziosa. Tolti i libri, i quadri e le foto, rimangono solo i muri bianchi ed i mobili vuoti.

Ci siamo quasi, poco più di 48 ore e la nostra grande avventura comincerà per davvero. E’ iniziato tutto un anno fa, un’idea un po’ pazza e complice un week end a Londra, abbiamo fatto un salto da un’agenzia specializzata e da quel primo itinerario tutto inventato, ora abbiamo impacchettato tutto e siamo pronti per partire.

Laura in camera sta facendo una delle sue magie, ha piegato la fisica al suo volere, e sta riuscendo a mettere 15 t-shirt, 7 camicette, 4 pantaloni e 2 giacche in 5 centimetri cubici. Lei dice che è tutto merito delle sacche da viaggio che ti aiutano a comprimere i vestiti. Sarà… la mia preoccupazione è ora il peso di questa magia, già mi immagino lo stiramento del bicipite a cercare di recuperare la valigia dal tapis roulant che mica rallenta, né ti aspetta.

I bambini hanno trascorso qualche giorni con i nonni, in maniera democratica prima con i nonni paterni e poi con quelli materni, che qua si gestiscono queste politiche famigliari che neanche all’Assemblea Generale dell’Onu, figurarsi poi avvicinandosi la partenza, tutto è dosato per limitare le crisi diplomatiche, che altrimenti i suddetti nonni fanno partire le artigliere dei sensi di colpa, e finisce che ti senti come un bruto che manderà i propri figli a lavorare nelle miniera di salgemma.

Ed io, che dopo aver inscatolato gli ultimi dieci anni di vita e averli riposti in box, mi trovo a scrivere queste righe per condividere, che sì un po’ di ansia inizia a montare per davvero. Facile fare lo splendido, sbandierare sorrisi di circostanza ed una sicumera da politico navigato, qui il timore monta, sottile, sottile ma intanto si insinua e ti costringe e chiederti se è davvero la migliore idea che hai mai avuto.
Intendiamoci, indietro non si torna, nessuno si aspetti che venerdì noi non si salga su quel volo per Londra e poi verso il Sud America. Soltanto che qualche domanda te la devi pur fare, dopotutto molliamo tutto, e per un anno saremo solo noi quattro, senza mai aver un posto da chiamare casa…

Con le ultime cose da chiudere queste righe sono rimaste sospese fin dopo la partenza, mi ritrovo ora a rileggerle mentre siamo in volo verso gli Stati Uniti, con le prime ventiquattro ore della nostra avventura che sono ormai già dietro di noi e la sensazione che abbiamo incominciato qualcosa di un po’ complicato ma meraviglioso.
Vedremo cosa ci aspetterà nei giorni.

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NOI

LA NOSTRA FAMIGLIA

Ingredienti: un papà avventuroso, una mamma organizzata, una bambina appassionata della storia degli Inca e un piccoletto che è un tornado in miniatura…ecco gli ingredienti giusti per “i ragazzi stanno bene”.

In realtà “i ragazzi” sono i più piccoli e il nome nasce per tranquillizzare i nonni e gli amici che rimangono a casa, perché questa famiglia, ovvero noi, ha deciso di lasciare la propria casa e di partire per 11 mesi alla scoperta del mondo.

Ma chi siamo in realtà?

Siamo una normalissima famiglia milanese che poco più di un anno fa ha deciso di avventurarsi nel mondo.

Papà Daniele si occupa di fundraising per una ONG, mentre mamma Laura si occupa di pianificazione dei trasporti.

Martina sette anni è una bambina un po’ timida ma con una grande voglia di scoprire il mondo al di fuori di Milano e Tommaso… beh che dire lui a 5 anni è una forza della natura e soprattutto non smette mai di fare domande.

Ma per raccontarvi meglio chi siamo e per quale avventura abbiamo lasciato tutto è meglio affidarci alle parole di Lidia Baratta dell’Linkiesta che ha saputo cogliere al meglio il nostro spirito.

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/03/30/tre-valigie-e-lavoro-in-standby-cosi-partiamo-per-fare-il-giro-del-mon/37619/

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La goccia che scava la montagnaIn evidenza

A casa nostra funziona sempre il proverbio “la goccia che scava la montagna”.
Le richieste dei bambini sono gocce che prima o poi scavano una falla nella diga delle tue affermazioni categoriche.
Così come prima o poi la richiesta ripetuta e gentile di sistemare il box, prima o poi ti porta a sistemare il box anche se ti eri ripromesso che non sarebbe mai avvenuto e Laura avrebbe potuto chiedertelo per sempre.

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