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Scuola

La scuola in viaggio

Prima di partire per un lungo viaggio i preparativi sono molti ed a volte complicati. Il nostro anno intorno al mondo porta con sé nuove avventure e una di questa è sicuramente “l’istruzione parentale”, definizione altisonante per definire la scuola per chi non va a scuola.

Molti di noi, io per prima, non conoscono questa realtà perché tutti noi quando pensiamo alla scuola ci immaginiamo chiusi in un’aula, con banchi tutti allineati, una lavagna (magari una LIM) e due maestre pronte ad insegnarci italiano, grammatica, matematica, storia e geografia.

L’istruzione parentale invece è un metodo di insegnamento differente. I genitori possono decidere di educare in maniera autonoma i propri figli dai sei anni fino alla 5° superiore, sostenendo solo gli esami di livello (terza media e maturità).

In Italia, dove tutto sembra difficile e burocratico, scegliere l’educazione parentale è molto semplice. I genitori con una richiesta formale alla scuola di riferimento del proprio figlio, dichiarano di voler provvedere personalmente all’istruzione e che hanno i requisiti necessari sia in termini economici sia d’istruzione.

Da veri neofiti noi abbiamo fatto così: ci siamo informati, ci siamo confrontati con la dirigente del nostro plesso scolastico, ne abbiamo parlato con le maestre e poi abbiamo provveduto a preparare la richiesta, anche grazie ai vari modelli presenti in rete, e dopo poco eccoci diventati gli insegnanti di nostra figlia.

Dato che la nostra idea di viaggio, almeno per il momento, prevede di tornare in Italia e di reinserire Martina nel percorso di studi italiano, abbiamo deciso di organizzarci proprio come avremmo fatto in Italia. Abbiamo reperito i volumi di testo per la classe terza (elementare) e abbiamo scaricato la versione online dei libri (molto utili in caso di smarrimento dei volumi originali).

Il programma ci è stato illustrato a grandi linee dalle insegnanti e sarà sempre la nostra stella polare, ma approfondiremo da soli gli argomenti principali. Fortunatamente alcuni dei temi che dovremo trattare quest’anno sono molto attinenti al nostro viaggio e quindi per noi sarà più facile affrontarli attraverso la quotidianità, magari insegnando geografia attraverso la carta stradale dell’Australia o la matematica facendo la spesa in un mercato a Lima. Martina scriverà anche un diario di viaggio che le servirà da una parte per fissare ricordi ed esperienze, ma dall’altra per costruire un racconto pluridisciplinare, mettendo assieme materie diverse usando competenze complementari.

Molti si chiederanno… e al ritorno cosa succederà? Quando rientreremo in Italia nostra figlia Martina dovrà affrontare un piccolo test per verificare il livello raggiunto ma confidiamo che attraverso i confronti con le insegnanti non dovremmo avere particolari problemi.

Chi ha avuto esperienza di “istruzione parentale” sostiene spesso che essendo una formazione “one-to-one” sarà sicuramente più efficace, ma esiste anche un lato più critico, e cioè il rischio di una ridotta socializzazione dei bambini rispetto ad una classe normale e l’interazione quotidiana con i propri compagni.

Per ovviare a questo problema abbiamo pensato di mantenere i contatti con la III B (la classe di Martina) e con le maestre stiamo pensando ad un progetto che possa coinvolgere anche i compagni rimasti in Italia magari raccontando la geografia e l’arte delle nazioni che visiteremo, così da far sentire più vicina Martina ai sui compagni e viceversa. La tecnologia da questo punto di vista si dimostra preziosa per favorire uno scambio e un rapporto reciproco, sperando che Martina possa essere l’”inviata sul campo” per i propri compagni.

Approfittando del fatto che al momento le scuole sono chiuse ci dedicheremo ai compiti delle vacanze come tutti i bambini italiani in attesa del 12 settembre giorno ufficiale dell’inizio delle lezioni alla scuola Stoppani di Milano e nella sua speciale sede distaccata, un camper in mezzo all’Australia.

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Ansia pre-partenza

Mai vista la casa così spaziosa. Tolti i libri, i quadri e le foto, rimangono solo i muri bianchi ed i mobili vuoti.

Ci siamo quasi, poco più di 48 ore e la nostra grande avventura comincerà per davvero. E’ iniziato tutto un anno fa, un’idea un po’ pazza e complice un week end a Londra, abbiamo fatto un salto da un’agenzia specializzata e da quel primo itinerario tutto inventato, ora abbiamo impacchettato tutto e siamo pronti per partire.

Laura in camera sta facendo una delle sue magie, ha piegato la fisica al suo volere, e sta riuscendo a mettere 15 t-shirt, 7 camicette, 4 pantaloni e 2 giacche in 5 centimetri cubici. Lei dice che è tutto merito delle sacche da viaggio che ti aiutano a comprimere i vestiti. Sarà… la mia preoccupazione è ora il peso di questa magia, già mi immagino lo stiramento del bicipite a cercare di recuperare la valigia dal tapis roulant che mica rallenta, né ti aspetta.

I bambini hanno trascorso qualche giorni con i nonni, in maniera democratica prima con i nonni paterni e poi con quelli materni, che qua si gestiscono queste politiche famigliari che neanche all’Assemblea Generale dell’Onu, figurarsi poi avvicinandosi la partenza, tutto è dosato per limitare le crisi diplomatiche, che altrimenti i suddetti nonni fanno partire le artigliere dei sensi di colpa, e finisce che ti senti come un bruto che manderà i propri figli a lavorare nelle miniera di salgemma.

Ed io, che dopo aver inscatolato gli ultimi dieci anni di vita e averli riposti in box, mi trovo a scrivere queste righe per condividere, che sì un po’ di ansia inizia a montare per davvero. Facile fare lo splendido, sbandierare sorrisi di circostanza ed una sicumera da politico navigato, qui il timore monta, sottile, sottile ma intanto si insinua e ti costringe e chiederti se è davvero la migliore idea che hai mai avuto.
Intendiamoci, indietro non si torna, nessuno si aspetti che venerdì noi non si salga su quel volo per Londra e poi verso il Sud America. Soltanto che qualche domanda te la devi pur fare, dopotutto molliamo tutto, e per un anno saremo solo noi quattro, senza mai aver un posto da chiamare casa…

Con le ultime cose da chiudere queste righe sono rimaste sospese fin dopo la partenza, mi ritrovo ora a rileggerle mentre siamo in volo verso gli Stati Uniti, con le prime ventiquattro ore della nostra avventura che sono ormai già dietro di noi e la sensazione che abbiamo incominciato qualcosa di un po’ complicato ma meraviglioso.
Vedremo cosa ci aspetterà nei giorni.

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NOI

LA NOSTRA FAMIGLIA

Ingredienti: un papà avventuroso, una mamma organizzata, una bambina appassionata della storia degli Inca e un piccoletto che è un tornado in miniatura…ecco gli ingredienti giusti per “i ragazzi stanno bene”.

In realtà “i ragazzi” sono i più piccoli e il nome nasce per tranquillizzare i nonni e gli amici che rimangono a casa, perché questa famiglia, ovvero noi, ha deciso di lasciare la propria casa e di partire per 11 mesi alla scoperta del mondo.

Ma chi siamo in realtà?

Siamo una normalissima famiglia milanese che poco più di un anno fa ha deciso di avventurarsi nel mondo.

Papà Daniele si occupa di fundraising per una ONG, mentre mamma Laura si occupa di pianificazione dei trasporti.

Martina sette anni è una bambina un po’ timida ma con una grande voglia di scoprire il mondo al di fuori di Milano e Tommaso… beh che dire lui a 5 anni è una forza della natura e soprattutto non smette mai di fare domande.

Ma per raccontarvi meglio chi siamo e per quale avventura abbiamo lasciato tutto è meglio affidarci alle parole di Lidia Baratta dell’Linkiesta che ha saputo cogliere al meglio il nostro spirito.

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/03/30/tre-valigie-e-lavoro-in-standby-cosi-partiamo-per-fare-il-giro-del-mon/37619/

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La goccia che scava la montagnaIn evidenza

A casa nostra funziona sempre il proverbio “la goccia che scava la montagna”.
Le richieste dei bambini sono gocce che prima o poi scavano una falla nella diga delle tue affermazioni categoriche.
Così come prima o poi la richiesta ripetuta e gentile di sistemare il box, prima o poi ti porta a sistemare il box anche se ti eri ripromesso che non sarebbe mai avvenuto e Laura avrebbe potuto chiedertelo per sempre.

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