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Avvistare le balene e scoprire Fraser Island

Potete trovare questo articolo anche sul sito di Touring Club Italiano

Abbiamo preso il nostro camper a metà agosto e in questi incredibili due mesi, abbiamo costruito la nostra rotta giorno per giorno. Sicuramente avevamo ben chiaro alcuni punti della nostra “bucket list”, andare ad Uluru o visitare il Kakadu National park (anche grazie ai suggerimenti del Touring), ma per molto altro ci siamo lasciati ispirare da letture, chiacchierate con altri viaggiatori, o semplicemente seguendo qualche strada che ci sembrava interessante.

Una cosa l’avevamo ben chiara, volevamo vedere le balene che alla fine dell’inverno australe, agosto appunto, iniziano a migrare dalla costa orientale dall’Australia per raggiungere le acque dell’Antartico quando si verifica un’esplosione del krill, di cui questi magnifici animali si nutrono.  Il problema è che la costa orientale dell’Australia è lunga oltre 4.000 chilometri, va dal selvaggio Cape York nell’estremo nord del Queensland fino a sud, a Melbourne e all’Isola di Tasmania. Scegliere dove andare per vedere le balene non è stato facile. Alla fine abbiamo deciso di unire l’avvistamento delle balene con un’altra avventura che ci era stata consigliata da un amico, l’escursione a Fraser Island, la più grande isola di sabbia al mondo, lunga oltre 175 chilometri e che è una delle zone ambientalmente meglio conservate di questa parte di Australia.

COME CAMPEGGIARE IN AUSTRALIA

Ci siamo così diretti verso Harvey Bay la cittadina sulla costa del Queensland di fronte a Fraser e da cui partono tutte le crociere per il “whale watching”. Harvey dopo la fine della caccia alle balene, si è reinventata come centro turistico ed oggi è una classica cittadina costiera con pub, ristoranti ed una miriade di opzioni per pernottare, dall’albergo a cinque stelle, fino alla piccola pensioncina famigliare. Ovviamente avendo noi un camper di sette metri è stato d’obbligo scegliere un campeggio, ma con dodici strutture presenti non era facile decidersi…

Fortunatamente ancora prima di arrivare in Australia avevamo scaricato un’applicazione per il cellulare assolutamente raccomandata a chiunque voglia intraprendere un viaggio on the road in Australia. Wiki Camps Australia è stata fedele compagna di viaggio in quasi tutte le nostre scelte di campeggi, ma anche di semplici aree di sosta in cui fermarci e mai una volta ha deluso le aspettative fornendoci informazioni esatte e precise. Utilizzando Wiki Camps abbiamo quindi scelto di prenotare quattro notti al Torquay Beachfront Tourist Park, una struttura con una cinquantina di piazzole rigorosamente difronte al mare, vicino ad un magnifico pontile da cui abbiamo visto pescare anche alcuni piccoli squali, per lo stupore di tutti noi – un fatto assolutamente normale per le coste australiane.

Qui è doveroso un piccolo appunto sulla scelta dei campeggi, in Australia viaggiare con roulotte tenda e camper è uno stile di vita ovunque si trovano moltissimi campeggi ben attrezzati, ed ognuno può scegliersi lo stile che preferisce, dai grandi campeggi con moltissimi servizi a piccole strutture famigliari di poche decine di piazzole, fino ad arrivare a zone di campeggio libero gestite dalle amministrazioni cittadine. Insomma l’Australia è veramente un Paese perfetto per questo genere di avventura.

WHALEWATCHING DA HARVEY BAY

Solitamente presso la reception dei campeggi sono disponibili informazioni e opuscoli su tutte le possibili escursioni e gli staff sono sempre molto disponibili a consigliarvi e a gestire la vostra prenotazione. L’alternativa è fare un giro presso l’ufficio turistico o alla marina di Harvey Bay dove ci sono i chioschi delle varie agenzie, ma la contrattazione non è nell’animo degli australiani, quindi difficilmente riuscirete ad ottenere qualche sconto, per cui noi abbiamo scelto di prenotare tutto dal campeggio.

Un comodo pick up alle 7 del mattino e un’ora più tardi stiamo salpando dalla Marina di Harvey Bay a bordo della Tasman Venture  insieme ad un’altra cinquantina di persone. Durante la navigazione viene spiegato che l’ampio golfo racchiuso tra Fraser Island e la costa è una nursery naturale per le balene, che in queste acque protette vengono a partorire e ad accudire i piccoli prima di iniziare la lunga migrazione verso sud. Per questo motivo questa zona è uno dei punti migliori di tutta la costa australiana per avvistare le balene, molto spesso impegnate nel difficile mestiere di neo-mamme, che nel loro caso vuol dire anche aiutare i piccoli balenotteri ad emergere per respirare oltre a proteggerli degli squali. Infatti, lì dove ci sono le balene, ci sono anche gli squali, che da buoni opportunisti attendono una distrazione della madre per provare ad attaccare i piccoli.

Fortunatamente non abbiamo dovuto assistere ad una scena così cruenta. Siamo rimasti incantatati dalla danza di questi bellissimi animali: abbiamo avvistato tre distinti gruppi di megattere (in inglese humpback whales) che dopo essere state a rischio di estinzione, oggi sono tra le balene più comuni, con una popolazione numerosa ed in salute. Affascinante vedere la madre porsi tra la nostra barca ed il piccolo, e giusto per essere sicura, venirci vicino e passare sotto lo scafo, per controllare che tutto fosse in ordine.

Siamo rimasti a distanza di sicurezza per dieci minuti e la mamma e il cucciolo sono emersi tante volte per respirare e mostrare le loro grandi code, che quando scomparivano sott’acqua erano sempre accompagnate dai sospiri estasiati di tutti noi turisti, arrivati da ogni parte del mondo per assistere ad uno spettacolo tanto semplice quanto magnifico. Abbiamo poi seguito altri due gruppi, in un caso alcuni giovani maschi ormai svezzati ma non ancora completamente indipendenti, per cui se ne vanno in giro da soli, ma mai troppo lontani dalle proprie madri, ed infine ancora una madre con un cucciolo con un altro giovane maschio, probabilmente figlio della stessa femmina, non più allattato ma ancora legato alla madre, cosa non rara tra questi animali. La mattinata è così scivolata via rapidamente, ed una volta rientrati in porto eravamo impazienti di tornare il mattino dopo per l’escursione di Fraser Island.

FUORISTRADA A FRASER ISLAND

Ancora una volta sveglia di buon’ora, il pick up questa volta è alle 6.30, mezz’ora di traghetto e sbarchiamo su questa immensa isola di sabbia- Fraser Island. L’avventura qui inizia immediatamente, non esistono strade asfaltate, per cui o si viene con i fuoristrada, oppure, come noi, si prenota Fraser Explorer Tours un’escursione di gruppo a bordo di un pullman da 40 posti, modificato per operare sull’isola: ruote grandi, motore potenziato e un’autista dalla guida sportiva. Si parte e si attraversa una foresta di immensi eucalipti e grandi felci, un ambiente subtropicale in cui manca solo qualche velociraptor per sentirsi all’interno di Jurassic Park.

La guida ci spiega che per molti anni l’isola è stata sfruttata per il legname di prima qualità e poi per l’estrazione del silicio, che qui si trova ad uno stato purissimo dato l’isola è in massima parte composta da sabbia silicea. Oggi fortunatamente gran parte dell’isola è parco nazionale, per cui lo sfruttamento delle risorse è ridotto al minimo. Una volta attraversata l’isola si giunge sul lato orientale dell’isola e si accede alla lunghissima spiaggia di oltre 100km che si affaccia sul mar dei coralli. La spiaggia è “l’autostrada” dell’isola, si deve far attenzione alle foci dei vari ruscelli, ma per il resto ogni mezzo può scegliere il proprio percorso.

Emozioni si aggiungono ad altre emozioni quando al largo una grande megattera decide di fare uno di quei grandi salti per cui questi animali sono famosi.

Il pullman si ferma, ci propongono di fare un breve sorvolo dell’isola a bordo di piccoli aeroplani che partono direttamente dalla spiaggia. Ci pensiamo per un momento, il costo non è banale, i bambini però sono emozionati, ci lasciamo convincere. In pochi minuti stiamo decollando dalla spiaggia, sorvoliamo il cuore dell’isola formato da oltre 100 laghi incastonati tra le dune, un’altra delle caratteristiche uniche dell’isola, dall’alto avvistiamo anche qualche squalo che si aggira vicino la costa. Si atterra accanto al relitto della SS Maheno, arenatesi qui negli anni trenta e da allora uno dei punti di riferimento di questa costa.

Risaliamo sul bus e arriviamo a “the Pinnacles” una duna di sabbia solidificata, in cui i vari strati hanno preso colori diversi a seconda dei vari minerali presenti, un altro spettacolo naturale. Risaliamo un tratto dell’Eli Creek il principale torrente dell’isola che nasce da uno dei numerosi laghi interni, le acque sono cristalline dato che risalgono dal sottosuolo attraversando centinaia di metri di sabbia che fungono da filtro naturale. L’ultima tappa è il Lago McKenzie, il più grande lago dell’isola, circondato da una sabbia bianchissima, silicio allo stato puro. È un paesaggio alieno se non fosse per i turisti che affollano le rive per scattarsi l’ennesima fotografia di una visita veramente memorabile.

Si rientra verso le otto di sera, i bambini stanchissimi si addormentano sul traghetto con gli occhi pieni delle cose straordinarie che abbiamo visto quest’oggi. Abbiamo un unico rammarico, se avessimo avuto un nostro fuoristrada avremmo potuto anche noi accamparci lungo le spiagge dell’isola, assaporando quella sensazione di libertà totale che solo luoghi così selvaggi e primordiali riescono ancora a darti.

Ci torneremo e questa volta saremo organizzati a puntino.

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Uyuni, il mare bianco

Se vi chiedessero quali sono i 10 luoghi al mondo che vorreste assolutamente visitare cosa rispondereste?

Io alcuni posti della mia personale “bucketlist”, così la chiamano i veri travelblogger, sono già riuscita a vederli ma non avrei mai immaginato di inserire, in questa lista il Salar de Uyuni in Bolivia.

Isla Incahuasi

Bandiere nell’hotel di sale

 

 

 

 

 

 

 

Originariamente, quando Daniele ed io abbiamo iniziato a programmare il nostro viaggio, l’idea era di prendere  un aereo da La Paz direttamente per Santiago del Cile saltando completamente la Bolivia. Fortunatamente i consigli di alcuni amici ci hanno fatto cambiare idea ed alla fine abbiamo deciso di fermarci per una tappa in uno dei luoghi più incredibili al mondo, il Salar de Uyuni, il deserto di sale più grande della terra.

La prima cosa che ho fatto quando mio marito mi ha proposto di attraversare il deserto di sale con un fuori strada è stata quella di digitare velocemente sulla tastiera del pc “Salar de Uyuni”. Sono stata allora colpita dalle immagini di una distesa bianca infinita che contrasta con il cielo azzurrissimo, foto di viaggiatori sorridenti che sperimentano prospettive insolite e l’immagine dal satellite di una distesa di sale di oltre 10.000 km2 eredità di un primordiale mare salato interno al sud America.

Confesso che poi ho iniziato a leggere le numerose recensioni dei viaggiatori che già erano stati in questo posto fuori dal mondo. E’ da qui che la mia ansia di mamma italiana è iniziata a salire, perché per andare da Uyuni fino a San Pedro de Atacama, in Cile, l’unico mezzo è affidarsi ad un tour che in due o tre giorni attraversa il deserto di una delle aree più remote della Bolivia.

La prima preoccupazione è stata per i bambini. Mi sono chiesta se quest’esperienza non sarebbe stata troppo difficile, per le ore da trascorrere in macchina, per l’altitudine, per il freddo e per il fatto che le strutture in cui avremmo dormito sarebbero state poco più che rifugi.

Alla fine una volta arrivati ad Uyuni abbiamo iniziato a girare per agenzie, tutte propongono lo stesso pacchetto, ma capire quali siano affidabili non è semplice. Grazie ad un incontro fortuito con un’altra coppia di italiani abbiamo conosciuto l’agenzia Sol y Andino Expediciones che ci è parsa seria ed affidabile, qualità indispensabili per la mia tranquillità e la sicurezza dei bambini.

Abbiamo scelto il tour di tre giorni e due notti, con la possibilità di visitare il primo giorno il Salar con il suo museo del Hotel di Sal, la bellissima isola di Incahuasi, un’oasi di terra e cactus in mezzo ad un mare di sale bianco, per poi ammirare il tramonto nel mezzo del deserto. Il secondo giorno, seguendo una pista che correva affianco ad una remota ferrovia, ci siamo spinti fino al confine con il Cile per ammirare il vulcano Ollague e la sua fumarola sempre attiva ed abbiamo continuato fino ad una serie di lagune dove abbiamo potuto ammirare i bellissimi fenicotteri andini. Per noi abituati a vedere questi splendidi uccelli nelle calde acque delle lagune del Mediterraneo è stata una sorpresa trovarli ad oltre 4000 metri in acque gelide. Dopo una breve pausa pranzo siamo risaliti sul nostro fuoristrada  per attraversare il deserto Siloli e poter ammirare il famoso Arbol de Piedra, una formazione di pietra a forma di albero frutto dell’erosione del vento sulla roccia.

La “Laguna Colorada” all’interno della Riserva Nazionale di Fauna Andina Eduardo Avaroa, è stata l’ultima tappa della giornata, prima di arrivare al Refugio Laguna Colorada, dove abbiamo passato una notte al fresco, con circa 8-10° in camera, ma grazie a sacchi a pelo e maglie termiche, abbiamo resistito senza troppi patemi.

Al mattino del terzo ed ultimo giorno la sveglia è suonata molto presto. Ore 5.00. Con un poco di fatica siamo riusciti ad uscire dai nostri letti, e dopo una buona tazza di caffè caldo siamo ripartiti con destinazione Gayser de Sol de Manana a 4850metri. Arrivare ai Gayser è stata un’avventura, a causa delle abbondanti nevicate la strada, che di per sé è già una pista di sabbia, era impraticabile e la nostra guida ha seguito piste secondarie, regalandoci emozioni di cui forse avrei fatto volentieri a meno.

Sarà stato l’orario della sveglia, la pista con il fuoristrada cercata nella neve o forse il freddo ma i gayser non sono stati proprio l’attrazione che mi ha colpito di più.

Per riprendersi del freddo intenso ad una mezz’ora dai gayser si trovano le piscine termali di Aguas Calientes dove sia mio marito sia i bambini si sono ristorati in queste acque calde. Ammetto di essere stata troppo freddolosa per spogliarmi e tuffarmi.

Eravamo alla fine del viaggio, sulla strada verso il confine tra Bolivia e Cile abbiamo avuto ancora la possibilità di ammirare la laguna verde e la laguna bianca ai piedi del vulcano Licancabur, ma ormai eravamo in dogana, la nostra avventura era finita.

Dopo aver esplicato le formalità doganali, abbiamo incontrato il transfer per San Pedro de Atacama organizzato dalla nostra agenzia e abbiamo salutato Michael il nostro driver. Grazie a lui il nostro tour è stato bellissimo e la sua capacità alla guida mi ha dato tutta la serenità per affrontare questa avventura in un luogo così remoto.

Un grande complimento devo farlo ai miei bambini che sono stati bravissimi, non si sono lamentati ed hanno affrontato freddo e sveglie ancor prima dell’alba senza troppi problemi. Ora siamo pronti per nuove avventure.

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Galapagos low cost

Una volta nella vita un viaggio alle Galapagos è nella “bucket list” di molte persone. In questo arcipelago di isole vulcaniche a oltre 1000 chilometri dal sud America, la flora e soprattutto la fauna hanno trovato un paradiso terreste in cui svilupparsi, prosperarsi ed evolvere ognuna su una propria linea, come ebbe ad osservare Charles Darwin.

Il problema è che queste isole sono lontane da quasi tutto, soprattutto dall’Europa ed un soggiorno anche di pochi giorni può arrivare a costare molto… o forse no.

Noi quattro ci abbiamo provato a visitare le Galapagos a modo nostro, cioè in famiglia, cercando una casetta come base delle nostre esplorazioni e scegliendo visite in grado di soddisfare tutti e quattro, senza però spendere una fortuna.

 

Ci siamo riusciti? Lasciamo giudicare a voi, gli amici del Touring Club Italiano ci hanno chiesto di raccontare alcune delle nostre avventure, e la prima tappa sono state le Galapagos, ecco il nostro racconto.

https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/galapagos-in-famiglia-cosa-vedere-come-risparmiare/immagine/8

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MIAMI SEAQUARIUM

Sicuramente attività da fare in una città enorme come Miami non mancano, ma quando si hanno due bambini appassionati del mare e dei suoi abitanti come i nostri Tommaso e Martina una visita al Seaquarium diventa d’obbligo.

Il Miami Seaquarium è una via di mezzo tra parco acquatico e acquario scientifico, noi vi abbiamo passato una bellissima giornata e l’abbiamo raccontata sul blog di Musement sperando che la nostra esperienza vi aiuti a decidere cosa fare quando sarete a Miami.

https://blog.musement.com/it/all-acquario-di-miami-con-la-famiglia/

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